lun, 4th giugno, 2007 - Posted by - (1) Comment
Allora l’idea è questa: creiamo un mondo dove non siano necessari i cavi per essere collegati a Internet e facciamolo partendo dal basso, cioè da ogni singolo utente delle rete.
Come si fa?
Io, come molte altre persone ho a casa mia una connessione ADSL via cavo; compro a un prezzo basso (ora è 39,95 €, ma ci sono state diverse promozioni per averlo gratis o quasi) uno “scatolotto” che si chiama router che collego alla mia linea ADSL. Questo router, chiamato Fonera in omaggio alle origini spagnole della società, ha una piccola antenna che trasforma il mio collegamento via cavo in un collegamento wireless.
E intanto posso utilizzare il mio pc da qualsiasi punto della casa ed eliminare gli odiosi cavi.
E fin qua niente di strano, sennonché acquistando la Fonera io mi impegno a condividere una parte della mia banda, che viene messa a disposizione di chiunque si trovi a passare a poche centinaia di metri da casa mia.
Cosa ci guadagno?
Ci sono due possibilità:
non ci guadagno niente, ma ho libero accesso a tutti i punti (hotspot) fon del mondo, quindi se sono una persona che è spesso in viaggio mi è utile per scaricare la posta, visitare un sito, scrivere un post, telefonare con Skype, virtualmente ovunque
guadagno il 50% degli introiti generati da chi si collega a pagamento attraverso il mio hotspot. Infatti per chi non appartiene alla comunità Fon è previsto un pass a 3 € al giorno o 10 € per 5 giorni per potersi connettere e navigare.
Naturalmente il gioco funziona se i giocatori sono numerosi, cioè se la copertura di hotspot copre gran parte del territorio.
In Italia recentemente Fon ha stipulato un accordo con il portale ufficiale della regione Toscana per dotare gratuitamente di connessione wireless le prime 5.000 piccole strutture turistiche che ne avranno fatto richiesta.
Inoltre è di pochi giorni fa l’annuncio dell’inziativa “Fon City Europe” attraverso la quale FON si impegna ad offrire gratuitamente fino a 5000 HotSpot, da installare negli edifici pubblici, alle amministrazioni che ne faranno richiesta. Qualsiasi cittadino può fare da tramite tra l’azienda FON e la pubblica amministrazione del luogo in cui vive, compilando on line un modulo in cui si richiede la presentazione del progetto all’amministrazione comunale.
FON, nata in Spagna da un’idea di Martin Varsavsky è finanziata da Google, eBay, Skype e da società di venture capital.
Tutte le informazioni sul sito italiano it.fon.com
lun, 4th giugno, 2007 - Posted by - (5) Comment
Linkedin è una rete sociale di professionisti, uno strumento studiato per facilitare la creazione e il mantenimento di una rete di contatti legati alla sfera lavorativa.
Ecco come funziona: io mi iscrivo, cioè creo il mio account, inserisco i dati relativi alla mia formazione e alle mie esperienze lavorative (insomma un profilo/curriculum vitae) e dichiaro le mie motivazioni nell’entrare in questa comunità (cambiare lavoro/ ricevere offerte/ fornire consulenza, ecc.). Fatto questo, invito altre persone a diventare miei contatti, cioè ad essere collegati al mio profilo. Posso sia invitare persone che conosco e di cui ho l’indirizzo di e-mail, anche se non sono ancora presenti su linkedin, sia cercare le persone che mi interessano e che hanno già un profilo all’interno di questa comunità. In ogni caso il sistema invia un invito via e-mail e se i destinatari accettano, diventano miei contatti.
Linkedin mette anche a disposizione alcuni strumenti per facilitare la ricerca dei contatti: ad esempio, basandosi sul curriculum che io ho inserito, mi propone l’elenco di tutti i miei ex-colleghi già presenti con il proprio profilo, oppure di coloro che hanno frequentato la mia stessa scuola.
La cosa più interessante, però, è che in Linkedin le relazioni vengono esplicitate fino a tre livelli di distanza. Mi spiego meglio: se io sono collegata direttamente al mio ex-collega A, la mia rete è formata da A (1° livello), tutti i contatti di A (2° livello), tutti i contatti di ogni contatto di A (3° livello).
E’ chiaro che in questo modo la mia rete personale cresce molto rapidamente: per rendere l’idea, con i primi 3 contatti diretti, avevo già 99 contatti di 2° livello e più di 3.000 contatti di 3° livello.
La cosa diventa particolarmente interessante quando trovo (ad esempio nella sezione Job dello stesso Linkedin) una posizione che mi potrebbe interessare presso l’azienda X.
Il sistema automaticamente mette in evidenza se nella mia rete vi sono persone collegate con quell’azienda: sapere che un mio contatto di 2° livello (cioè un conoscente diretto del mio ex-collega A) è, che ne so, responsabile del personale dell’azienda X, non è certo un’informazione trascurabile. Scaricando un plug-in da aggiungere al mio browser, posso avere lo stesso servizio anche per gli annunci reperiti sui principali portali di ricerca di lavoro, ad esempio Monster.
La stessa cosa vale se, altro esempio, voglio presentare la mia azienda o voglio proporre un’attività all’azienda Y e scopro che, nella mia rete, sono presenti i responsabili di diverse aree di quell’azienda: arrivare a loro tramite un contatto comune può essere molto più semplice e efficace che non telefonare al centralino e cominciare a spiegare chi sono e di cosa mi occupo.
Insomma ecco un esempio di comunità on-line con finalità ben solide e concrete, che utilizza la tecnologia per rendere più semplice e efficace l’instaurarsi di relazioni nel mondo reale.
lun, 4th giugno, 2007 - Posted by - Commenti disabilitati
“Mobile 2.0 is not about multimedia. It’s about social interaction.”
In questa frase di Jyri Engeström (http://www.zengestrom.com/blog/) è racchiusa la definizione essenziale di Mobile 2.0, ovvero la sua finalità: interagire. E interagire sta diventando sempre piu’ sinonimo di rete sociale, il motore che da al Web 2.0 la forza per crescere in modo esponenziale.
Perchè, diciamocela tutta, il Mobile 2.0 non esiste. Non esiste in quanto tale. Non è possibile definire una tecnologia Mobile 2.0. E’ un concetto esasperato in chiave marketing senza tenere conto di dover, prima o poi, prendere in mano “qualcosa” e dire “Questo è Mobile 2.0!”. Vorrei vedere un cellulare o un Pda marchiato “Progettato per Mobile 2.0″.
Esistono invece servizi, necessità, correnti sociali e culturali che spingono l’interazione, la condivisione e la comunicazione a diventare parte integrante della nostra vita. E’ cosi che il Web 2.0 sta cambiando il nostro modo di comunicare, e di accedere all’informazione, un’informazione non piu’ gerarchica e piramidale, bensi sociale e peer to peer.
Il Web 2.0 esiste. Esistono le reti sociali. Ed esistono piu’ mezzi da cui accedere al Web 2.0.
Esiste quindi un Mobile 2.0 nella misura in cui il “mobile” entra nell’orbita dell’accesso al Web 2.0 superando i limiti e le difficoltà imposte dalla comunicazione computer-based, per entrare nella sfera del “computerless Web 2.0“.
Parlare di difficoltà di accesso all’informazione Web 2.0 sembra un paradosso. Ma è qui che il Mobile 2.0 prende forma e manifesta tutta la sua potenza. Se discutere attraverso esempi puo’ sembrare banale (anche se il famoso video del Prof. Wesch
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=6gmP4nk0EOE]
ha dimostrato come l’esemplificazione possa essere un fenomenale metodo di comunicazione) vorrei rappresentare con un esempio il modo in cui possiamo intendere il Mobile 2.0
Due amici a Manhattan, in un parco, al tramonto. Un bellissimo sole riflette il suo colore arancio sui grattacieli. Ad entrambi viene voglia di scattare una foto e di condividerla, in pieno stile rete sociale, con gli strumenti Web 2.0. Il primo estrae una macchina digitale, la accende, scatta la foto. Poi prende il notebook, lo accende, aspetta che il sistema operativo sia disponibile, cerca la rete WiFi che copre il parco (eh si…), si autentica mentre scarica la fotografia sull’hard disk, poi finalmente entra in Internet, accede al proprio blog, o a Flickr, o a entrambi, carica la foto, la pubblica, la commenta e inserisce i tag.
Poi si rivolge all’amico…che sta già rispondendo via SMS ai commenti ricevuti alla sua foto…
come??
Si.. perchè mentre il primo accendeva il pc, lui ha estratto il cellulare dalla tasca, sempre acceso e sempre connesso, ha scattato una foto con la fotocamera integrata da 1.3 Megapixel, ha avviato il client di Flicker, ha spedito la fotografia che è stata automaticamente pubblicata sul suo spazio. Prima ancora che il suo dirimpettaio potesse leggere la scritta “Press CTRL+ALT+CANC to login”…
Questo è Mobile 2.0..l’accessibilità al Web 2.0 in modo pervasivo e veramente real time.Il Web 2.0 ovunque, in qualsiasi momento, senza limiti
dom, 3rd giugno, 2007 - Posted by - Commenti disabilitati
Ormai il verbo è entrato nel linguaggio del blog.
Twitter è un servizio 2.0 di “microbloging”. In pratica è possibile comporre piccoli messaggi (max 140 caratteri) tramite web, sms o instant messanger e diffonderli alla comunità.
A cosa serve? A far correre la notizia, più velocemente che nel web.
Quello che sta succedendo nella blogosfera è ormai una rincorsa al “real time”. Narrare (con un cinguettio – twittare =cinguettare) quello che avviene. Un po dopo con una riflessione si pubblica un articolo sl blog e, infine, si utilizzano i media tradizionali: video e giornali.
sab, 2nd giugno, 2007 - Posted by - Commenti disabilitati
“Media theorist and Internet activist Geert Lovink formulates a theory of weblogs that goes beyond the usual rhetoric of citizens’ journalism. Blogs lead to decay, he writes. What’s declining is the “Belief in the Message”. Instead of presenting blog entries as mere self-promotion, we should interpret them as decadent artefacts that remotely dismantle the broadcast model”