L’approccio dei nativi digitali ai servizi di eGovernment

mer, 22nd agosto, 2007 - Posted by gigicogo

Cross post dall’ originale:

Immaginare l’eGoverment fra una decina d’anni non è uno sforzo impossibile. E’ sufficiente osservare i comportamenti dei nativi digitali e il loro modo di usare gli strumenti multimediali.

Per strumenti multimediali intendo, ovviamente, cellulare e web in primis. Quegli strumenti che, anche secondo l’indagine Doxa commissionata da Save the Children, sono l’unico modo di interagire che gli adolescenti utilizzano in modo massivo. Dimenticate la tv quindi! Non è il media prediletto dai nativi digitali. Dispiace per chi prevede successi e gloria per il DTT ma è proprio così. I giovani stanno abbandonando la tv. E la ragione è semplice. Non potendosi crearsi il palinsesto migrano verso le tecnologie web che gli consentono una fortissima personalizzazione personale, e sociale, del palinsesto. You Tube docet!

Analizzando questi dati non è difficile prevedere che la convergenza totale fra i due media citati, sia la vera killer application dei prossimi anni e la chiave di volta per far decollare i servizi di eGoverment in modalità push/pull.

Qualcuno potrebbe obiettare che questa visione ammicca e si prostra alla futura creatura di Steve Jobs ma, non credo che il visionario di Cupertino sia cieco ai comportamenti dei nativi digitali anzi, probabilmente li studia e cerca di anticiparne le tendenze.

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Le abitudini, quindi, sono la chiave. Se i nativi usano il cellulare e il web per la comunicazione sincrona e asincrona perché non dovrebbero usarli per i servizi di eGoverment? Scalare il costo di un parcheggio dalla ricarica non è diverso che scalare il biglietto del cinema o della partita di basket. Pagare il bus con un sms è un servizio già possibile oggi e non è diverso che acquistare una canzone su iTunes.

Atac Roma, ad esempio, lo ha attivato con i tre principali operatori italiani. Per non citare tutti i comuni che hanno già adottato il pagamento dei parcheggi con sms.

Cosa c’è di più naturale che inviare, o ricevere, una foto o una canzone. E dare è naturale come ricevere, sempre con lo stesso mezzo.

La fidelizzazione con il mezzo è la chiave di volta. Negli USA è già possibile pagare la spesa al supermercato.
Sono i chip con tecnologia RFID che permettono questa azione di billing. Gli utenti americani possono già gestire sul proprio cellulare i numeri delle carte di credito e delle coordinate bancarie. Grazie alla memorizzazione di questi dati nelle nuove SIM a grande capacità, è ora possibile addebitare gli acquisti posizionando il cellulare davanti ad un sensore installato nei pressi della cassa.

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Ma anche il web dispone di apposite applicazioni che sfruttano il cellulare e il codice PIN per l’autenticazione forte.

Questa tecnologia chiamata “zero-footprint”, permette di realizzare sistemi di “Strong Authentication” per applicazioni web-based attraverso il supporto di telefoni cellulari.
La metodologia di autenticazione sfrutta due soli momenti/fattori i e necessita di un PIN e di un cellulare sul quale l’utente riceverà una OTP (One Time Password) via SMS.

Le transazioni testuali avverranno in sicurezza , attraverso la cifratura di tipo A5 per la trasmissione del messaggio. Successivamente l’applicazione web richiederà la digitazione del codice ottenuto via SMS all’interno di un istanza del browser. Lo stesso browser dove, precedentemente, è stata effettuata la richiesta.
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Nulla di più semplice per un nativo digitale. Quindi addio CNS, CIE, CRS e chi più ne ha più ne metta ? Forse si. Perché grazie a queste tecnologie l’utente pusher del mondo 2.0 userà il suo amato e fidelizzato cellulare anche per effettuare transazioni sicure sul web.

Sarà, forse, l’apoteosi della convergenza vera dei due media. E tutte le attività sociali e di business utilizzeranno lo stesso strumento. Il forse è d’obbligo perché le strategie industriali dovranno pur accettare queste logiche ed investire. Senza piani industriali tutto quanto enunciato rischia di restare pura accademia.

M forse, per la seconda volta negli ultimi 10 anni saranno le new company ad aiutare questi piani.

Forse proprio grazie a loro si abbatterà l’ultima barriera con un affascinante scommessa. Gli ambienti di social networking potranno inserire nei loro sistemi di provisioning elementi di identità legati al business e all’egoverment.

Si potranno prevedere, forse, delle identità “estese” e pre-autorizzate che permetteranno a questi nuovi provider 2.0 di erogare veri servizi ai membri delle proprie comunità.

L’obiettivo annunciato è quello di ricevere in modalità push avvisi, consigli e proposte, abilitando contemporaneamente sistemi di billing e di roaming in modalità federata.

Panorama affascinante certo. Con l’unica incognita degli ordinamenti nazionali e internazionali. Quanti elementi di “identità” saremo disponibili ad offrire e quanti lo Stato ci lascerà offrire per poterci, poi, erogare servizi di eGoverment in modalità push/pull?

Parafrasando e mescolando un paio di slogan direi: “Are we ready for the human network?”

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2 Responses to “L’approccio dei nativi digitali ai servizi di eGovernment”


Marco 08/22/2007

Due veloci considerazioni.
La prima sull’iPhone. Gli osservatori più acuti lo considerano un cellulare solo per il momento, e parlano infatti di una nuova generazione di dispositivi che lo stesso Jobs di recente ha definito “post-pc”. Sarà interessante vedere la sua evoluzione, e anche come la concorrenza riuscirà a rispondere. Perché non potranno più rispondere lanciando un nuovo modello di cellulare come ancor oggi accade.
Riguardo la tecnologia RFID, e tutte le sue implicazioni. In ballo c’è anche la spinosa questione della privacy. E’ indispensabile che le persone sappiano, siano informate, si documentino. Non sono affatto contrario a questa evoluzione, ma amerei che ognuno di noi si rendesse conto sia delle opportunità che dei rischi. E chi meglio dei blog può farlo? ;-)