E anche in Italia arrivò l’era del panino

E anche in Italia arrivò la moda del panino. Così passera agli annali della cucina l’anno che stiamo vivendo, anno che verrà sicuramente ricordato per l’arrivo, o forse sarebbe il caso di dire “il ritorno”, di un pasto veloce, intenso e talvolta anche frugale.

Se è vero che la nostra cucina continua ad essere orgoglio del nostro Paese, è altrettanto vero che i dati registrano una nazione che cambia, proprio in quell’elemento che più la caratterizzava.

Non solo gli hamburger, panini che abbiamo sempre respinto con forza fino a quando, oggi, hanno completamente conquistato il mercato dei pasti veloci, ma anche altri tipi di preparazioni estranee alla nostra cultura, che però oggi fanno capolino sempre più spesso sulle nostre tavole.

Fine di un’era? Chi può dirlo. Gli italiani continuano ad amare il buon cibo, anche se a volte coniugato secondo canoni diversi.

La fine di un’era? Forse sì

Si passa sempre meno tempo ai fornelli, soprattutto in quelle città (ormai quasi tutte a dire il vero) che offrono un buon servizio di consegna a domicilio dei pasti. Si ordina sempre di più [cibo a casa] e difficilmente si tratta di alimenti della tradizione italiana.

Kebab, cucina cinese, hamburger, ma anche altre preparazioni particolari hanno generato un mercato che già oggi vale oltre 400 milioni di euro, mentre chi non ha saputo adeguarsi arranca, debole perché non in grado di seguire quella che è la domanda per un cibo buono ma rinnovato.

No, forse non è la fine di un’era

D’altro canto però rimangono particolarità importanti per quanto riguarda il rapporto degli italiani con il cibo. Anche quando si opta per preparazioni non tradizionali si finisce comunque per prediligere un’offerta di qualità, con ingredienti genuini e andando proprio a scegliere quelle attività che possono offrire ottimi livelli qualitativi.

Se è vero che i gusti degli italiani cambiano, è altrettanto vero che quando si sceglie un hamburger (o magari un altro tipo di preparazione) si guarda sempre a chi può offrirlo in varianti gustose, possibilmente sane, quasi sempre certificate e comunque di livello qualitativamente maggiore rispetto a quanto viene venduto negli altri paesi.

Il risultato è il seguire la tradizione con nuovi canoni, andando forse a rinforzare quella che era la specificità tutta italiana nel settore culinario: un amore per la cucina di qualità anche quando non deve portarci via troppo tempo o troppo denaro.

Per le tagliatelle della nonna rimarranno le domenica da passare riuniti intorno alla tavola, rito che gli italiani non sembrano ancora disposti ad abbandonare, nonostante appunto una nuova sensibilità per cibi che forse avrebbero fatto impallidire i nostri nonni

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